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Photo by Christopher Campbell on Unsplash

Integrazione socio-sanitaria e gestione della cronicità in Piemonte

di Antonio Saitta, Assessore Sanità Regione Piemonte e Coordinatore Commissione Salute Conferenza delle Regioni.

Con una età media che sfiora i 46 anni il Piemonte è una delle Regioni più “vecchie” d’Italia. Una tendenza che si va rafforzando anno dopo anno e richiede inevitabilmente cambiamenti strutturali da parte della sanità: occorre in pratica adottare delle riforme che vengano incontro alle nuove esigenze di salute della popolazione.
Se i piemontesi sono più vecchi è dunque probabile che ci siano più malattie croniche rispetto al passato (si stima colpiscano fra il 33 e il 40% della popolazione a seconda degli studi), con un aumento di patologie che non richiedono magari ricoveri o prestazioni da fase acuta, ma di cui la sanità deve comunque farsi carico.
Il problema è che l’attuale sistema dà poca alternativa al classico approccio all’ospedale, con il risultato che si intasano i pronto soccorso di accessi non appropriati, creando caos e sfiducia nei pazienti.
Di qui la necessità di riformare la rete di assistenza territoriale per migliorare la qualità delle risposte. Un impegno che per la Giunta Chiamparino è stato prioritario fin dal suo insediamento.
Il Piano nazionale cronicità prevede proprio l’istituzione di centri altamente specializzati per la cura di malattie come il Parkinson. Su questo punto il Piemonte è all’avanguardia nazionale.
Il nuovo Centro di riferimento, incardinato nell’Azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e diretto dal professor Leonardo Lopiano, avrà l’obiettivo di ottimizzare il percorso diagnostico e migliorare la sinergia con gli ambulatori. Verrà affiancato da una rete regionale che si occuperà della presa in carico delle persone in tutte le fasi della malattia. Intendiamo rendere uniforme la qualità dei servizi su tutto il territorio regionale, con l’obiettivo di dare più sicurezze e più certezze ai nostri pazienti.

Piano per le Case della Salute
Le Case della Salute sono centri attrezzati aperti 12 o 24 ore al giorno, in cui vengono ospitati ambulatori, medici di famiglia, specialisti e infermieri, punti prelievi e servizi assistenziali. L’istituzione di questa nuova rete sul territorio ha come obiettivo il miglioramento dell’appropriatezza delle prestazioni fornite, in particolare alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle malattie croniche, e di conseguenza la riduzione degli accessi ospedalieri impropri, che contribuiscono a generare il sovraffollamento dei pronto soccorso.
Sono 66 i progetti delle Case della Salute che la Giunta regionale avvierà e finanzierà nel corso del 2017 per un investimento non inferiore ai 13 milioni di euro (8 della Giunta, il resto delle Asl).
Lo stanziamento sarà utilizzato principalmente per nuove assunzioni di infermieri e altro personale sanitario, per gli incentivi a medici di famiglia e pediatri, per l’informatizzazione di tutti i servizi offerti e per l’acquisto delle attrezzature.

Infermiere di comunità e famiglia
Nato da una sperimentazione avviata nel Cuneese, il modello dell’infermiere di comunità e famiglia sarà gradualmente adottato anche in altre realtà del Piemonte, come prevede la delibera di Giunta di giugno. Verrà adattato a seconda delle esigenze e delle necessità del territorio, sempre con un occhio di riguardo a situazioni di fragilità e di sostegno alle fasce più deboli.
Nei Comuni montani dell’Asl Cuneo 1 si è concretizzato nelle visite a domicilio e nella creazione di ambulatori della salute dedicati alla popolazione over 65 e alle persone in condizione di cronicità, nell’Asl unica di Torino si punta sull’home visiting per mamma e bambino, nell’Asl di Novara sull’infermiere dedicato alle famiglie, nell’Asl Vco sull’educazione terapeutica dei malati cronici, nell’Asl Torino 3 sulla gestione integrata per utenti affetti da broncopneumopatia cronico ostruttiva e nell’Asl di Asti, come nella Cuneo 1, a iniziative per i pazienti in situazione di fragilità.

Tele-medicina
Da tempo in Piemonte sono stati avviati numerosi progetti che prevedono l’utilizzo della telemedicina, condotti dalle singole Asl. Ad esempio, nel Vco e nella zona della Valle Cerrina (Alessandria). Progetti che abbinano le potenzialità offerte dalla tecnologia in rapida evoluzione con l’esigenza di rafforzare l’assistenza a domicilio.
Si è appena conclusa, con la presa in carico del paziente numero 100, la fase sperimentale nei poli sanitari di Giaveno e Avigliana, comuni nell’area metropolitana di Torino.
È un servizio infermieristico di cure domiciliari dotato di un pacchetto di strumenti diagnostici per il rilevamento e il monitoraggio dei parametri vitali – incluso il tracciato elettrocardiografico per la refertazione in tempo reale – di quanti sono seguiti a domicilio.
Si tratta essenzialmente di anziani o persone fragili e non autosufficienti che devono essere monitorati costantemente nel tempo.
Attraverso lo smartphone e il collegamento con un server centrale, i parametri di interesse rimangono disponibili per i diversi accessi al domicilio e per centralizzare le informazioni al medico di medicina generale, interlocutore di riferimento del servizio.
Terminata la fase sperimentale, il servizio raddoppierà a breve la dotazione di apparecchi e includerà altri strumenti diagnostici, la spirometria in primo luogo, strumento fondamentale per valutare l’efficacia della terapia per quanti sono affetti da broncopneumopatia cronica.
L’obiettivo della Regione è di estendere il servizio alle altre Asl piemontesi.

L’impegno a livello nazionale
Come coordinatore della Commissione Salute ritengo che i temi della cronicità e dell’invecchiamento attivo della popolazione siano centrali. La situazione è diversa da regione a regione. L’obiettivo su cui dobbiamo lavorare con il Ministero della Salute è uniformare il più possibile il livello, mettendo in comune le buone pratiche e condividendo le iniziative più virtuose.
Nelle scorse settimane in Piemonte si è tenuto un workshop con esperti provenienti da varie regioni, utile per mettere a punto alcuni aspetti operativi che contiamo di definire nei primi mesi del prossimo anno per la nostra Regione.
Credo che non appena il percorso sarà avviato possa essere condiviso ed eventualmente applicato da altre Regioni, fatte salve le differenze territoriali.

Si continuerà a parlare di integrazione socio-sanitaria e gestione della cronicità il 24 novembre, durante FORUM PA LOMBARDIA

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